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Sì, perché riesce a farti passare la voglia di spaccare i Joy-Con.

Avete mai avuto quella voglia la domenica mattina di rimboccarvi le maniche e mettere in ordine la casa? Quella follia che fate una volta l’anno quando gli astri sono congiunti secondo la regola dello scazzo? Vi alzate, vi fate il caffè, mangiate un biscotto, fate mente locale e poi vi vestite da straccioni pronti a stanare il mostro di peli sotto al letto. Ecco che mettete un po’ di musica, o la fate mettere ad Alexa perché siete degli schiavisti del cazzo, e iniziate a tirare fuori i libri dalla libreria.

“Oh che bella questa storia” “Mamma mia ‘sto libro ha più anni di me” “Ma guarda dove era finito sto bracciale di merda”. Iniziate a sorridere della vostra demenza senile che si fa sempre più presente, e vi stupite delle cazzate che avete lasciato in giro con la speranze di ritrovarle il giorno dopo. Qualcosa, però, fa capolino da dietro i libri di Fisica del liceo. Qualcosa che vi fa battere il cuore: una scatola. Ma non una semplice scatola ammuffita, una scatola dove avete raccolto tutti i ricordi che ritenevate più importanti. Foto, oggetti regalati dal vostro primo amore, matite azzottate a qualche compagno distratto. Ed è così che entra in gioco Unpacking.

Perché Unpacking è una scatola di puro amore sul viale dei ricordi.

Vi fermate. Vi sedete per terra e scavate nei ricordi. Proprio come con Unpacking. Sì, bello riordinare eh, appagante, Zen, ma nulla è tanto Zen quanto osservare il viaggio di qualcuno. Non saprai cosa uscirà dalla scatola, non saprai cosa uscirà dalle scatole di Unpacking. Sai che però quell’oggetto è qualcosa di importante in quel momento della vita e non può essere buttato così, ha bisogno del suo posto nella memoria. In questo Unpacking è perfetto. E’ la scatola dei ricordi di una ragazza, della sua vita, che noi scopriamo quadro dopo quadro con il sorriso sulle labbra.

La pace dei sensi. La musica diventa un sottofondo, mentre la tua mente proietta sulle retine i ricordi legati all’oggetto che hai in mano. Non sai dove stai guardando, forse sei con la bocca aperta, con un filo di bava che cola fuori e la testa rivolta verso il soffitto. Non è importante, in quel momento sei assuefatto. Hai raggiunto nella vita e su Unpacking tutto ciò di cui avevi bisogno: ordine nella tua mente mentre fuori è il caos. Tutto questo finche toccando il libro che hai in mano non ti accorgi di una piega su un angolo. Quella dannata orecchietta fatta per tenere il segno. Cerchi di rimetterla a posto, la schiacci, bestemmi, ti ci siedi sopra ma niente: quella dannata orecchietta è troppo precisa per riuscire a metterla al suo posto. Ormai la magia è sciolta, e sei frustrato.

Questo è quello che succede se si gioca Unpacking su Switch: bestemmie

Quei cazzo di panni da prendere pixel perfect. Stai lì con quei pantaloni impilati l’uno sull’altro sul letto e non riesci a prenderli tutti insieme per metterli al loro posto. Il cursore maledetto si sposta o troppo a destra o troppo a sinistra e se ne sbatte il cazzo della velocità di movimento settata nelle impostazioni. Come quella piega, i controlli di Unpacking su Switch scoppiano la bolla zen in cui eri immerso e ti ricordano per quale motivo vivi in quel porcile di casa.

Poi, però, in quella scatola trovi una foto. Anzi, delle foto. Tutte scattate in modo imperfetto, con colori a caso, ma belle perché uniche. Poi però apri la modalità foto di Unpacking e inizi a scattare delle foto. Cambi le cornici, i colori, metti degli adesivi. Ti accorgi che gli oggetti che hai messo in ordine hanno un che ti tuo. Per quanto si riferiscano alla vita della protagonista, l’ordine d’importanza sulle mensole l’hai deciso tu e solo tu. Ti piaceva di più quella gallina? Allora eccola in primo piano. O magari quel libro? Eccolo lì sul tavolo.

Oppure… Oppure… Ti rendi conto di aver messo il Game Boy della ragazza sempre dentro un cassetto, vicino al diario segreto o a qualche altro libro. E’ esattamente quello che facevi tu con i tuoi videogiochi: li nascondevi. Li nascondevi perché ti vergognavi di provare delle emozioni così forti per quelli che erano considerati giocattoli. Oggetti inanimati che però volevi tenere nel posto più caro che avevi. Avevano uno spazio nel tuo cuore e quindi dovevano essere qualcosa di intimo, di segreto, di solo tuo.

Ed in quel momento torni a sognare. Ti dimentichi dell’orecchietta. Ti dimentichi dei controlli disastrosi. Ti fai trascinare dai piccoli dettagli e ritorni nel tuo mondo Zen.

Perché Unpacking è puro amore. Amore raccontato. Amore per te stesso.

quanto spendere
20 /20€
bignami per pigri
Se non avete una scatola dei ricordi o siete stronzi o non avete vissuto.
top&flop
> Compralo porcamado…

> Compra anche dei nuoi Joy-Con già che ci sei