Live #0: Di che colore sono i soldi su iCrewPlay?

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Se videogiocare non ti sta cambiando la vita, non hai semplicemente capito un cazzo.

Vale la stessa cosa per il cinema, per i libri e per la musica. Se Brecht mi ha insegnato quanto è sventurata la Terra ad aver bisogno di eroi, perché lo stesso insegnamento dovrebbe valere meno se arriva da Metal Gear Solid? È questo atteggiamento distaccato, quello che impedisce al movimento videoludico di crescere. Sono solo giochini, è solo intrattenimento. Ed è vero. Ma se noi per primi – noi che cazzo, se sappiamo l’inglese lo dobbiamo a Final Fantasy VII e dovremmo sapere quanto pesano! – ci rifiutiamo di mettere i videogiochi sullo stesso piano dei film, dei libri e della musica, come possiamo pretendere che lo facciano i vecchi? Siamo riusciti a commuoverci davanti porcherie stucchevoli tipo Cambia la tua vita con un click o 50 volte il primo bacio, ma se piangiamo con un controller alle mani siamo dei coglioni. Diamo più credito ad Adam Sandler che ad Hideo Kojima. Ben fatto davvero.

Diamo più credito ad Adam Sandler che ad Hideo Kojima. Ben fatto davvero.

La grafica è il nuovo e dannato oppio dei popoli...

Perché per qualche motivo bisogna essere asettici, quando si ha il pad in mano. E bisogna esserlo soprattutto quando in mano c’è la penna, perché il parere (scritto, ma anche verbale) dato su un gioco deve essere freddo. Oggettivo. Che tu lo faccia per mestiere su una rivista o che risponda a qualche commento in un forum. Lasciamo perdere i Social Network, dove ci mettiamo nome e faccia e ci vergogniamo di far sapere ai nostri amici e parenti cosa abbiamo dentro. Ma sul resto di Internet, che scusa abbiamo? Siamo davvero così insicuri da aver bisogno dell’approvazione di un tizio che ha scelto come nickname _xXx_PussyDestroyer_xXx? La grafica è il nuovo e dannato oppio dei popoli, se ne siamo così assuefatti da rifugiarci lì quando cerchiamo conferme in una verità più grande. D’altronde ha funzionato per millenni con le religioni, e visto che per troppe persone i videogiochi sono una fede era inevitabile ricaderci. Abbiamo semplicemente sostituito le Tavole dei 10 comandamenti con i benchmark, e chissenefrega di cosa voleva dire quel pirla dello sviluppatore. Onora il Padre e la MoBo.

Come diavolo faccio a rimanere oggettivo davanti a prodotti che scavano dentro di me? Se ho giocato The Last Guardian mentre il mio cane stava morendo, come faccio a non metterci nel mio quando parlo del lavoro di Ueda? Siamo la cazzo di somma delle nostre esperienze, virtuali o reali che siano. Quelle reali sono più autentiche, fanno crescere più velocemente. Vero, e allora? Se per voi basta questo a dequalificare quelle virtuali, siamo all’analfabetismo funzionale. Cercate la definizione, è esattamente quella. Zanichelli docet. Anche lo Spazio e il Tempo, il Dove e il Quando, cambiano quello che provi quando accendi la tua PlayStation 4. Lo sai anche tu, se quando hai avuto una brutta giornata cerchi conforto ad Hyrule o ad Anor Londo. Non è così diverso che cercarlo a Mordor, o tanto tempo fa in una galassia lontana lontana. Devi solo accettarlo.Non si può raccontare un videogioco senza raccontare quello che ti ha fatto provare. Vale la stessa cosa per il cinema, per i libri. per la musica. Se per te sono mondi finti, se niente di tutto questo ti ha mai cambiato, semplicemente non hai mai giocato, guardato, letto.

Pensateci, la prossima volta che parlate di videogiochi con qualcuno. L’ennesimo sommelier della trama/gameplay/grafica non serve a nessuno.

Scavate e lasciate scavare…