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… E allora famolo risolvere all’Industria

C’è di buono che il discorso sulle recensioni alzato dal Washington Post è durato una decina di giorni. È più di quanto si possa dire di Deathloop, per cui evviva evviva. Detto questo, prevedibilmente non s’è risolto un cazzo. Proclami, tavoli di discussione, qualcuno che coglie la palla al balzo per dissare i sovversivi della Ribellione del Bel Scrivere® (che tutto sommato me lo rivendico). Pure qualche proposta eh, per carità. Qualche punto di vista anche interessante da parte di gente che i siti di giochini li dirige e quindi ha una visione diversa del problema. Però nei fatti ci siamo auto-assolti dicendo che non c’è un problema e che anche ci fosse che ci vuoi fare, è l’Internet.

Se ne deduce che la Game Critic non è in grado e/o non è interessata a risolvere il problema. E allora l'unica soluzione è che ci pensi la Game Industry

Partiamo dal presupposto che le recensioni, così come sono, non servono a un gran cazzo. Pre-lancio giocoforza chi scrive cerca di fare un contenuto che funga da consiglio per gli acquisti. Questo per vari motivi. Dal fatto che non hai fisicamente tempo per fare un contenuto analitico profondo – e a dirla tutta manco sei sul canale giusto, vuoi per abitudine del pubblico, vuoi perché in video funziona meglio – fino al discorso che siamo degli spoilerfobici di merda. Se provo a recensire The Last of Us Parte II dicendoti chi muore dopo le prime due ore di gioco faccio la sua stessa fine. Però se riporto un leak che dice la stessa cosa oh, tuttappo’.

Ora, non c’è niente di male nel consiglio per gli acquisti in sé e per sé. C’è che però c’è un cortocircuito, perché che le recensioni non spostino nulla a livello di vendite è un fatto. In particolare qua in Italia dove soldi per i giochini se ne spende pochi. Il risultato è che ad ogni release tiriamo fuori dei pezzi che vogliono convincere o dissuadere la gente dallo spendere i soldi che la gente non usa per orientarsi all’acquisto. Il fatto che per tirare fuori questo tipo di articoli poi qualcuno debba pure fare dei chiusoni di ore per essere pagato meno di uno che raccoglie i pomodori è la beffa oltre al danno.

Ma allora perché si insiste su un approccio inutile? Perché la recensione è marketing pure per il sito che la pubblica

Triolismo È una parafilia per cui ti ecciti a vedere lə tuə partner scopatə da un altrə. E anche qua, nulla di male, ma io preferisco pucciarci il cazzo personalmente nei videogiochi. Senza manco il goldone.

Non c’è modo di fare delle analisi più deep. Vuoi perché manca il tempo, vuoi perché voglio capire cosa cazzo analizzi senza poter spoilerare nulla. Solo che la recensione la devi cacciare fuori lo stesso, soprattutto se parliamo di un titolo grosso. È marketing, perché “nome del giochino: recensione” è un intento di ricerca abbastanza sicuro e vuoi che la gente quando lo digita veda il tuo nome tra i primi risultati. Poi magari manco ci clicca, perché fidati che i volumi di ricerca di una recensione succhiano cazzi rispetto a quelli di una guida. Però ci devi essere perché esserci rafforza il tuo brand e ti aiuta a coltivare un rapporto proficuo con chi i giochini te li manda.

E di nuovo, nulla di male, ma implica che stai dicendo ad un mercato sempre proiettato verso il prossimo videogioco che è ok non fermarsi mai. Poi c’è poco da frignare se la gente ormai l’analisi la cerca su YouTube o diventa cuckold e si guarda i giochini su Twitch. Il problema con le recensioni è questo. Abbiamo videogiochi che a livello di interesse nel pubblico durano quanto la decisione di Bethesda di mandare i codici review a tutti solo al day one. Cioè troppo poco. E non si sta facendo un gran cazzo per dire alla gente di frenare, perdendoci pure bei soldi perché in un sistema così gli approfondimenti non hanno mercato.

Ecco, Bethesda. Visto che la Critica non sa come risolvere il problema l'unica soluzione che vedo è quella mossa là

Embargo? Quando si riceve un codice in anteprima si accetta un NDA (un accordo di non divulgazione). Chi più chi meno tabella quello che puoi dire con varie scadenze, tipicamente l’ultima è quella della recensione che poi non vai a leggere e guardi solo il votino.

Se le copie arrivassero tutte sistematicamente al lancio la Game Critic sarebbe costretta a rivedere il ruolo della recensione. È già ovvio che un video di gameplay o qualche ora di live indirizzano meglio all’acquisto, ma ora come ora spesso l’embargo per i contenuti scritti scade prima rispetto a quello dei contenuti multimediali. Le recensioni hanno un vantaggio tattico non indifferente, che è uno dei fattori che le sta tenendo a galla. Uno scenario del genere tra l’altro scaricherebbe l’articolo di tutte quelle velleità inutili legate all’informazione. Allo spiegarti cosa fanno i tasti e all’usare l’espressione “numero di fotogrammi al secondo” per allungare il pezzo. Non serve più che quando mi copri The Last Guardian ti lagni perché lagga e magari gli abbassi pure il voto. Puoi tranquillamente ammettere che sì, gira bene quanto Assassin’s Creed Unity al lancio, ma con la differenza che ‘sta cosa non lo ammazza.

Il risultato sarebbe, finalmente, avere tante recensioni diverse. Complementari, soprattutto. Sai che su The Games Machines del gioco te ne ha parlato quella merda del Cummenda Calzati che ha romanzato il tutto. Sai che invece su Multiplayer la roba Nintendo te la copre Alessandro Bacchetta che ok, 9 alla Mario 3D Anniversary, ma è un pozzo di conoscenza sulla casa di Kyoto.

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I giochini raccontati da gente che non teme l'avviso di garanzia

Quanto cazzo saremmo liberi in uno scenario del genere? Liberi di essere noi stessi quando scriviamo, di togliere le catene all’io e fargli prendere il controllo. Di leggere tutte le recensioni che escono sapendo di trovarci dentro approcci diversi, non la stessa filastrocca trama-gameplay-grafica.

Liberi di smettere di guardare il culo al gaming
e iniziare a limonarci sul serio.