Se un paio di settimane fa Pietro non mi avesse scritto un messaggio con allegato il codice, probabilmente Vernal Edge me lo sarei perso, così, svanito nell’etere come se non fosse mai esistito, come centinaia di altri giochi che non hanno la fortuna di diventare virali, di spiccare nella loro nicchia.
Se poi la nicchia è quella abbastanza affollata dei metroidvania, buona fortuna proprio.

Vernal Edge di Hello Penguin Team è uno di quei titoli che vanno salvati dall’anonimato perché capaci di fare un passo oltre la soglia del genere, capaci di muoversi con agilità tra le sue linee guida

Fondamentalmente si interpreta una ragazza incazzatissima, aspirante parricida, armata di un’arma pericolosa che è assolutamente capace di usare, come una Beatrix Kiddo in salsa fantasy. Un flow di vendetta che diventa subito motivazione fondante di gameplay, col padre, scienziato psicotico e potentissimo, che si scopre aver abbandonato la moglie sul letto di morte e Vernal, ancora bambina, al proprio destino.

Metroidvania? È quel genere nato mixando due cose che c’entrano cazzi come Metroid e Castlevania. C’è tipo tutta la storiografia possibile e immaginabile in un vecchio episodio del podcast.

Una merda d’uomo, Asphodel, con aspirazioni ben più grandi della propria umanità, capace per i suoi fini di distruggere un intero regno, che ora fluttua in piccoli isolotti alla deriva nel cielo, e giocare con le dimensioni, creando spaccature nel tessuto spaziotemporale che rispondono alla Pulse Edge della protagonista. La divisione in isole della mappa, unita alla possibilità di esplorarne una manciata alla volta in maniera non lineare, dona a gioco un piglio molto avventuroso che esalta la sensazione di caccia all’uomo, solcando le nuvole dell’overworld con la nostra aeronave, modellato (così così) in 3D stile 32-bit, in compagnia di Chervil, un essere umano la cui anima è stata trasferita in un robot, ingannato dall’uomo di merda di cui sopra (un po’ come capita agli Sleeper di Citizen Sleeper).

Ci sono città, missioni secondarie abbastanza vaghe e interessanti, backtracking e power up permanenti che rivoltano come un calzino l’esplorazione, esaltando una vena platform abbastanza sorprendente e via via sempre più tecnica ma anche permissiva. Tecnica che diventa però fondamentale nel combattimento, cuore del gameplay che concentra gli scontri in aree predefinite, esattamente come succede negli action 3D, sviluppando mazzate bidimensionali come se ne vedono poche, tra combo, juggle aeree, parry, colpi caricati che distruggono la guardia degli avversari e potenti incantesimi da trovare, settare (fino a 4 in base alle direzioni dell’analogico) e scatenare secondo il proprio stile, caratterizzando un combat system profondo ed esaltante che trova la sua peculiarità nell’utilizzo della Pulse Edge; rilasciando la sua energia è possibile “marcare” un nemico per poi, dipendentemente dalla quantità di energia disponibile, gettarsi contro esso per infliggere parecchi danni e, soprattutto, ricevendo in cambio globi di energia vitale da assorbire avidamente.

Questo crea un circolo virtuoso di rischio e ricompensa che tiene sempre sul filo del rasoio, dove pochi colpi possono portare al game over e la reattività viene sempre premiata. Fighissimo e con una nerva non indifferente. Ho goduto parecchio, soprattutto durante le tiratissime (e pure piacevolmente infami) boss fight, che mi hanno ricordato come tensione e varietà quelle di Hollow Knight. Vernal Edge ha ritmo, intensità, fluisità e idee, sempre ben sviluppate. Ho trovato anche parecchio intrigante come ogni isola abbia un level design identitario e dei puzzle ambientali unici, che vanno dal disattivare sistemi d’allarme a capire come suonare delle campane per dissolvere la nebbia, dando sempre un gusto meccanico e fisico all’esplorazione, con tanta interazione, robe da attivare, strade da aprire, mentre la colonna sonora accompagna l’azione con tracce per lo più splendide, molto chill, d’atmosfera, sospese come il mondo che raccontano, capaci di dare voce tanto agli scorci più naturali quanto alle installazioni più sci-fi, alternando piano e synth (però, per dio, mettete a posto il mixaggio perché su Switch, in portatile, non si sente un cazzo neanche al volume massimo).

Quello del team francese è un gioco che mi ha dato fortissime vibes da Game Boy Advance, dalla palette cromatica agli sprite deliziosamente animati, ma soprattutto per un gameplay in cui ho rivisto grandi action adventure come i Mega Man Zero di Inti Creates. Sarà uno di quei giochi che vedrete nei listoni “hidden gems” di vari Youtuber, ma prima di tutto è un’opera di genere con una grande anima e personalità, che se ne frega sinceramente dell’innovazione per puntare dritto l’obiettivo della solidità e del piacere di gioco, esattamente come Vernal che vuole piantare una spada nel cuore di suo padre, senza alcun ripensamento.

quanto spendere
18 /22€
bignami per pigri
Come il sottoscritto non ne avete mai abbastanza di metroidvania? Questo è un rappresentante di assoluta qualità, ha stile, ha un bel platforming croccante, un combat system affilatissimo e un’atmosfera piacevolissima.
top&flop
> Combat system cazzutissimo
> Fasi platform
> Senso d’avventura

> Non rompete il cazzo con l’innovazione
> Mettete a posto il mixaggio sonoro, grazie