Rece The Free Fall of Porcupine

La vita è come il volo di un calabrone
Sylvia Pagni · Il volo del calabrone

Quante volte avete ascoltato qualcun altro parlare? Quante volte vi siete messi su una sedia accanto ad una persona ad ascoltare i suoi problemi, le sue storie? Spero tante perché è davvero bello e interessante fermarsi un momento e ascoltare un’esperienza diversa dalla propria. Dopotutto, questo testo, i libri, i film e anche i videogiochi non sono altro che racconti, storie di eventi passati, inventati e conosciuti che qualcuno ha deciso di regalare al prossimo. La bellezza aurea del racconto orale è ricamata nella nostra storia come specie, ma non per questo è superiore, se non come percezione fallata, agli tipi di racconto. Ed è proprio per questo motivo che spesso mi trovo a raccontare qui su Gameromancer le mie esperienze come se ve le stessi raccontando davanti ad un falò e oggi voglio raccontarvi un po’ di eventi.

Perché per raccontarvi questo videogioco non servono il gameplay o le meccaniche: basta mia Nonna Luciana

Nonna Luciana, la mamma di papà, nasce e cresce nelle periferie romane. La classica ragazza castano chiaro bella e borgatara. Un coraggio e una forza da vendere schiacciati da una società maschilista che la vede come un oggetto del desiderio maschile e che la vuole ignorante e capace solo di sfornare figli. Quel sorriso nascondeva una curiosità immensa ma era completamente fagocitata dall’obbligo di servire il marito e di rimanere in silenzio davanti ai soprusi di mio nonno. Mio nonno era uno stronzo, la picchiava, la tradiva e per mia nonna era tutto normale. Non giustificherò mai mio nonno per essere stato così bastardo anche se so quanto la ama. E non deve esserci mai giustificazione o assoluzione, al massimo voglia di cambiare le cose.

Sto divagando però. Tornando a noi, mia nonna era talmente tanto ignorante che quando si sforzava di parlare in italiano sembrava me all’asilo quando leggevo le parole alla maestra. Era di una tenerezza disarmante. Lo faceva per me, per noi. Si sforzava tantissimo di dire “acqua” invece di “bumba” e “carne” invece di “ciccia”; e quando sbagliava e strappava un sorriso a tutti, con conseguente battuta scema di mio padre, lei rideva, si correggeva e rideva ancora e si scusava dicendo che non aveva studiato e per questo motivo non sapeva parlare. Una pressione sociale che da bambino non riuscivo a capire. A me piaceva il suo modo di parlare sgrammaticato e dialettale. Era sincero. Ed ero abituato anche all’altra parte della famiglia che mi parlava mezzo in italiano mezzo in calabrese. Per me non era assolutamente un peso ed è per questo che mi piaceva ascoltare le sue storie quando cucinava. E lei cucinava sempre. Bisogna anche dire che, purtroppo, i miei si sono separati presto, avevo 8 anni, e quindi vedevo Nonna Luciana raramente e quelle poche volte faceva delle cucinate come fosse Natale.

Nel tempo, però, qualche storia sono riuscita a sentirla. Quella che mi ha fatto sempre molto ridere è la storia del suo naso. Aveva il naso storto, deviato, come quasi tutti nella mia famiglia da parte di papà. Nulla di eclatante. La parte diverte è che ogni volta mi dava un motivo diverso, come se non sapesse il perché di quella forma del naso. In più, non riusciva a dire “setto” e quindi ogni volta diceva di avere il “sesto nasale storto” facendomi morire dalle risate. Non solo, ma credeva davvero che in qualche modo ci fossero sei nasi o sei parti di naso, perché alla battuta di mio padre: ” e il quinto come sta?” lei rispondeva: “bene” con sincerità e ridendo subito dopo.

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Mi ha raccontato anche delle campagne romane, di quando si stava ancora costruendo e si allevava il bestiame, facendomi ogni volta capire quanto quel mondo in fondo non sia così tanto distante da noi. Mi raccontava di mio nonno, dei corteggiamenti, di quando l’andava a prendere in macchina per fare un giro, di un amore ingenuo… Mi raccontava di papà, di quando aveva questi capelli lunghi e biondi e lisci e io che non ci credevo perché l’ho sempre visto pelato. Mi raccontava di come avevano costruito quella casa con tutta la famiglia Alteri per stare sempre vicini, purtroppo la realtà dei fatti non rispecchia mai i sogni.

Mi ha passato l’amore per le olive. Lei mi parlava di tutte queste olive buone, di come le raccoglievano, di come poi le metteva a bagno con olio e peperoncino per ottenere quel sapore. Mi parlava addirittura della Roma, lei, che esultava solo perché esultava mio nonno. Era bello sentirla parlare anche quando i suoi acciacchi (come li chiamava lei) hanno iniziato a peggiorare e mangiava sempre di meno e prendeva sempre più medicine.

Mia nonna incarnava il senso del racconto orale: poche parole, tante immagini e belle potenti

Un giorno dell’inverno del 2017 stavo a casa al pc e mi chiama mio padre. Nonna stava bene, anzi, il medico aveva detto dopo l’ultima visita di controllo che era tutto ok e infatti stavamo già organizzando per andare da loro a Natale. Mi chiama quel giorno e con la voce rotta mi dice: “Nonna non c’è più”. Un giorno capirò per quale motivo odiamo così tanto la parola “morte“, sta di fatto che dopo un bel po’ di lacrime sono riuscito a chiede a mio padre come era possibile, stava bene fino ad un secondo prima. Lui mi rispose che quella sera era a cena da lei mio zio, il fratello di mio padre, e che lei sentiva un dolore alla pancia. Per sicurezza decisero di andare in ospedale ma lei si rifiutava di andarci in quello stato, non si era truccata. Dopo un po’ finalmente si decise e andò a lavarsi la faccia in bagno senza troppe storie, con mio zio sull’uscio della porta a controllare. Di botto, mentre si lavava la faccia, nonna ha perso conoscenza ed è caduta a terra come una candela sciolta. Mio zio si è buttato prima che sbattesse la testa e l’ha presa in braccio. Peccato che non ci fosse più nulla da fare. Nonna era morta in quel momento lì, in piedi e poi tra le braccia di mio zio. Senza preavviso. Semplicemente ad un certo punto è finito tutto.

Perché tutto questo per parlarvi di Fall of Porcupine? Beh, perché con tutti i difetti pesanti che ha quel gioco, tra bug, glitch grafici e un finale sbrigativo e decisamente ingenuo; una parte di gameplay, il cuore del gioco, è ottima: spingerti a parlare con gli altri e affezionarti alla loro vita, in particolare a quella che è la nonna Luciana di quel gioco.

Non è abbastanza per dirvi che è un bel gioco, ma è abbastanza per dirvi che mi ha fatto piangere.

quanto spendere
17 /17€
bignami per pigri
Una caduta non si può spiegare in poche righe
top&flop
> Mi ha fatto piangere

> L'emozione che ho provato è più bella del gioco intero