DLC #1: Un cancro di nome Steam

Sono diventati roba da museo. E microtransazioni.

Ecco che fine hanno fatto, quei fottuti cheat code. L’ho realizzando giocando a Black Paradox. Sono diventati easter egg che quei vecchi nostalgici dei programmatori (non necessariamente di videogiochi, eh) inseriscono nei software che poi altri vecchi nostalgici comprano per gasarsi beccando i summenzionati easter egg. La gioia della cioccolata senza le calorie, un affarone! Almeno, se ti chiami Konami Code è così.

Perché è vero, il Konami Code è Il Cheat Che è Sopravvissuto. Solo come easter egg eh, praticamente la buca di ripiego che gli sviluppatori chiamano solo per fare i nerdoni e inserire qualche feature del cazzo. In Contra regalavi 30 vite al giocatore e adesso al massimo cambi la soundrack nel menu di avvio in Anthem. Da chiptune a cheap tune il passo è breve. Ma tutti gli altri? Spariti. Che i giocatori di oggi sono dei veri duri, non hanno bisogno di scrivere IDDQD e diventare l’equivalente di Gesù Cristo ma armato di motosega e fucile a canne mozze in una base spaziale su Fobos. Cosa siamo, mammolette? I giochi devono essere difficili, prenderci a calci nelle palle mentre ci ricordano quanto siamo inadatti, quanto eravamo meglio prima, quanto stiamo invecchiando. E devono farlo in quelle due o tre ore di tempo libero alla settimana che riusciamo a ritagliarci per evadere da una realtà che ci prende a calci nelle palle, ci ricorda quanto siamo inadatti e quanto stiamo invecchiando.

Una realtà che ci prende a calci nelle palle, ci ricorda quanto siamo inadatti e quanto stiamo invecchiando. E ci aspettavamo seriamente che a nessuno venisse l'idea di lucrare, su 'sta cosa?

Davvero, eh La faccenda di Paul McCartney è vera. No, non il fatto che sia stato sostituito, ma che ci sia una teoria del complotto su ‘sta cosa. Se non lo sapevate, sapevatelo.

Siamo sempre li alla ricerca di complotti, ci siamo convinti che Paul McCartney sia stato sostituito da un poliziotto e poi ci scappano queste cose. Perché è vero, che eravamo meglio prima e stiamo invecchiando. Grazie al cazzo, “prima” non avevamo mogli, figli, responsabilità e altre preoccupazioni del genere e ci sparavamo chiusoni di dieci ore davanti alla PlayStation. Ci credo che eravamo più bravi, prima. Aggiungiamoci il fatto che gli Umpa-Lumpa dell’intrattenimento hanno avuto i mezzi – ed il coraggio – di iniziare a inserire altro, oltre al gameplay, ed ecco che la difficoltà media si è abbassata. Si ok, esce ancora roba difficile… Ci siamo guadagnati una ventina di scomuniche con i Ninja Gaiden 3D peggio che con le versioni 2D. Però prima essere dei pezzi di merda era una necessità, per gli sviluppatori. Se un gioco durava poco potevi noleggiarlo dal tuo Blockbuster di fiducia (si, non scherzavo quando dicevo che stiamo invecchiando) invece di versare le tue centoquarantamila lire in negozio. Adesso è facile, ci butti 5 ore di cutscene e problema risolto. E riesci pure a raccontare qualcosa così, pensa un po’. E quindi un po’ alla volta ci hanno abbassato la difficoltà nei giochi, noi ci siamo imborghesiti e abbiamo scoperto i soldi, la figa/il cazzo (le gioie del sesso, insomma. Avete capito) e per farla breve abbiamo meno tempo da perdere davanti ai giochini. Quindi va da sé che quando qualcuno ci ha proposto di poter spendere altri soldi per perdere meno tempo davanti ai giochini, la risposta è stata grossomodo questa:

Dove debbo firmare?

Videogiocatore generico che potresti essere anche tu

In realtà i fottuti cheat code non sono diventati roba da museo (o da mausoleo). Cioè, a parte il Konami Code e qualche altro isolato esempio relativamente famoso – probabilmente avete dovuto cercarlo su Google, l’IDDQD che ho scritto qui sopra. John Romero è morto solo per rivoltarsi nella tomba. Sono diventati il numero della nostra carta di credito e le tre cifre di sicurezza sul retro, da usare quando vogliamo saltare tutte le parti pallose di un videogioco. Grinding, leveling, learning the pattern, smettila con ‘ste parolone in inglese per darti un tono e via dicendo. È un paradosso, quello di pagare per giocare di meno? Si. Se cercate la definizione, probabilmente viene fuori qualcosa in cui potete tranquillamente incastrare questo comportamento. Se non sbaglio, se ne era parlato anche in podcast. Però non riesco a farne una colpa né agli sviluppatori – che alla fine cazzo, devono mangiare e le provano tutte, per riuscire a convincere le grandi Zaibatsu a dargli altro grano per sviluppare i loro giochini e fare grano – né a noi giocatori. Perché vuoi o non vuoi ad un certo punto si cresce, si sente il desiderio di crescere. E anche se i videogiochi resteranno per sempre una parte della nostra persona, il tempo da dedicargli diventa meno e cambiano le priorità. Se l’alternativa alle scorciatoie è smettere di giocare, barate pure. Avete il mio permesso, per quello che vale.

Il vero colpevole è il sistema, perché forse è il caso di rendersi conto che lavoriamo troppe ore.

Forse è il caso di rendersi conto che bisogna unirsi alla ribellione