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Pietro "Phatejoker" Iacullo

SegheMentali Detroit Become Human è cyberpunk al suo massimo

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Questa questa riflessione su quanto Detroit Become Human sia cyberpunk è da imputare a DLCompare. E chi sono sti tizi, vi chiederete. Bella domanda. Non ho cazzi di rispondere, per cui se vi interessa cliccate qua e non rompete le palle…

Ma i David Cage sognano pecore sceneggiatrici?

Accettiamo l’evidenza dei fatti, Detroit Become Human è cyberpunk al suo massimo. David Cage, poeta prestato al mondo dei videogiochi, viene spesso definito come una sola che si occupa di giochini perché al Cinema prenderebbe discrete nerchiate in faccia. Questo è vero solo in apparenza. In superficie Detroit Become Human può sembrare un prodotto banale, copincollato da Asimov. Insomma, cyberpunk for dummies scritto da un personaggio che andrebbe assolutamente fermato, se vogliamo che i videogiochi smettano di scimmiottare il cinema. In realtà un’analisi più profonda rivela quanto sia visionario e perfettamente calato nel genere l’ultimo prodotto firmato dal Vate di Quantic Dream.

Detroit Become Human è cyberpunk al suo massimo, e David Cage è un poeta prestato ai videogiochi *

Chiediamoci per un attimo quali sono le caratteristiche che rendono il cyberpunk, beh, cyberpunk. La prima è senza ombra di dubbio il cowboy della console. Quello che oggi su Studio Aperto chiamerebbero Hacker. Un tizio capace di piegare la tecnologia ai suoi desideri e fare cose che noi umani non possiamo immaginare. E sì, sto citando il film che ha sdoganato il cyberpunk in un pezzo sul cyberpunk, banale. Dici ma in Detroit Become Human non c’è niente di così cyberpunk! Impersoniamo una robo-sguattera, un cyber-poliziotto e boh, qualunque cosa sia Markus (toy-android per pensionati?).

Ma in senso più generale l’hacker ce lo abbiamo proprio sotto gli occhi: Connor. Parliamo di un tizio che riesce ad usare la Vedenza di Padre Maronno per risolvere crimini, usa l’ingegneria sociale per ottenere un po’ quello che vuole dai criminali e insomma, hackera la vita stessa. Di più: la hackera a tal punto che Bryan Dechart (il tizio che gli presta il faccione) all’uscita del gioco schizza nella top 100 nella classifica di popolarità degli attori di iMDB. Al punto che i siti specializzati si riempiono di votoni, perché al di là di tutte le magagne del titolo c’è poco da fare. La prova di recitazione di Dechart è assolutamente encomiabile, e in generale il gioco dal punto di vista tecnico è davvero un gioiello. Come fai, a dargli cinque e mezzo?

Connor ha hackerato la stampa specializzata: ecco spiegati i votoni di Detroit

Coincidenze? Abbiamo imparato la parola Zaibatsu da Tekken. Uscito su PS1. Il mio senso di Giacobbo sta solleticando…
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L’altro tema forte del cyberpunk è la Zaibatsu, che permea la vita delle persone in modo subdolo. Quasi non ci si accorge del suo influsso, che poco a poco scardina le convinzioni del cittadino medio convincendolo che sia tutto normale. Che sta vivendo la solita mediocrità di routine, e quando si imbatte in qualche ingiustizia del sistema è l’ineluttabile che bussa alla porta. Il vero problema sono quelle fastidiose voci fuori dal coro che le denunciano, le poche volte che non riesce a ridurle ad un ronzio di fondo.

Dov’è la Zaibatsu, in quel pinnacolo del cyberpunk che è Detroit Become Human? La CyberLife, penserete subito. No. La Zaibatsu è Sony Interactive Entertainment. Pubblicando Detroit, Sony si assicura che un sacco di normies vedano Cage come il visionario che è. Semplicemente perché ha cagato fuori un prodotto molto narrativo che fa il verso al cinema. Poco importa se la sceneggiatura fa acqua, si salva una storyline su tre e buona parte delle scelte narrative portino a situazioni del cazzo: fregacazzi. Cage viene portato in trionfo, stacca tre fottuti milioni di copie al lancio e noi che gli diamo contro siamo etichettati come alternativi del cazzo. 

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La faccia di uno che ti ha appena fottuto e non sa manco come…

Non c’è un cazzo da dire. Detroit Become Human è a pieno diritto un prodotto cyberpunk. Un ottimo prodotto cyberpunk. Gli elementi chiave ci sono tutti, il fatto che il gioco poi sia un cagatone mediocre non è per l’incompetenza di chi l’ha scritto, no. È un ardito tentativo di avanguardia letteraria e cinematografica, e chi non lo capisce — chi si vuole fissare sui sui limiti pianificati a tavolino — è un incompetente. C’hanno ragione sulla pagina Facebook di I Love Giochini.

Detroit fa volutamente cagare per essere meta-cyberpunk, non c’eravate arrivati?

*Se ci hai creduto davvero hai bisogno di un corso di recupero sul cyberpunk. E sui videogiochi. E sulla vita in genere