Live #0: Di che colore sono i soldi su iCrewPlay?

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Ho cominciato a collezionare videogiochi da qualche anno, per essere più precisi all’incirca pochi giorni dopo aver deciso di smetterla di drogarmi e bere troppo e troppo spesso.

Il risultato è che ho comunque pochi soldi in tasca, addirittura meno di prima, perché a quanto pare il materiale genetico di cui sono composto diventa instabile appena si ritrova troppo vicino ad un portafogli con all’interno più di due banconote. Ve lo assicuro, collezionare videogiochi è un passatempo massacrante e che se non tenuto a bada è in grado di risucchiare ogni briciolo di attenzione di cui possiate essere in possesso; senza testa sulle spalle vi ritroverete a scrollare contemporaneamente su eBay, Shpock, Amazon, Subito, Yahoo e il marketplace di Facebook come un mostro cibernetico degno della più oscura distopia cyberpunk mai partorita dalla mente umana.

Certo, collezionare è molto divertente e il giorno in cui ti ritrovi tra le mani quel gioco che hai puntato per mesi o anni in attesa dell’asta giusta sa darti delle soddisfazioni estreme, ma spesso vuol dire anche scontrarsi con cerchie di collezionisti astiosi e incazzati perché “tu che hai vent’anni non meriti di possedere qualcosa che IO ho vissuto e posseduto in giovinezza”.

Dopotutto siamo figli della società del consumo sfrenato, e spesso ho avuto l’impressione di avere a che fare con persone che condividono la mia stessa passione solo per il semplice gusto di mettere in mostra ciò che possiedono.

Quanto a me, se mi doveste chiedere perché ho deciso di collezionare scatolette di plastica o cartone colorato con dentro “i giochini”, vi risponderei che lo faccio per tanti motivi, ma che il principale è che amo l’idea di poter custodire i ricordi di chi quelle scatolette le ha possedute prima di me.

Magari fa ridere, ma mi capita di sentirmi come un Indiana Jones postmoderno che si districa fra le trappole informatiche dell’e-commerce e le mille tentazioni dei mercatini dell’usato mentre combatte contro i fanatici a cui si scioglie la faccia quando mi vedono togliere i sigilli delle collector’s edition manco fossero un gruppo di nazisti alle prese con l’Arca dell’Alleanza.

Perché spesso tendiamo a dimenticarci che il videogioco senza videogiocatori è un medium assolutamente incompleto, e che per ogni videogiocatore esistono delle storie e delle scatolette colorate a cui sono associati dei ricordi importanti. Se ci pensate bene, le uniche persone ad essersene resi conto per davvero sono i publisher che attraversano il nostro viale dei ricordi facendo l’elicottero col cazzo mentre ci spalmano in faccia rimasterizzazioni di ogni gioco che abbiamo amato in gioventù, così noi rimaniamo ebeti e felici mentre loro possono usare i nostri soldi per sviluppare The Quiet Man.

È per questo che il tesoro più grande della mia collezione sono una manciata di giochi, guide strategiche, artbook e colonne sonore che mi sono state spedite dagli Stati Uniti da una persona che non ho mai incontrato a dirla tutta non ho nemmeno idea di che faccia abbiama a cui voglio davvero un mondo di bene.

Il tesoro più grande della mia collezione sono una manciata di giochi, guide strategiche, artbook e colonne sonore che mi sono state spedite dagli Stati Uniti da una persona a cui voglio davvero un mondo di bene.

Ho incontrato Ephraim su eBay mentre cercavo di completare la mia collezione a tema Xenogears e Xenosaga. Vedendomi interessato mi contatta in privato e cominciamo a chattare; lui mi dice di avere da parte un gran quantitativo di giochi e materiale a tema, così mi manda delle foto della sua collezione e nel frattempo chiacchieriamo amichevolmente.

Non so quanti anni abbia Ephraim, non gliel’ho mai chiesto, ma è sicuramente molto più grande di me, e mi racconta di come ha accumulato le edizioni da collezione di Xenosaga, di Lunar Silver Star Story e di Arc the Lad, fin da quando era giovanissimo. All’improvviso mi sento un ragazzino seduto davanti al fuoco assieme ad un vecchio saggio che mi racconta la storia della sua vita, forte dell’esperienza accumulata nei suoi anni da videogiocatore.

Ephraim mi dice che ormai è cresciuto, che ha avuto un figlio e che vive in una zona di periferia dell’Ohio che non offre grandi possibilità di guadagno, e che quindi deve a malincuore separarsi dalla sua collezione per tirar su quanto basta per campare e per sfamare il pargoletto. Tra tutti i messaggi che ci siamo scambiati, ce n’è uno in particolare che mi è rimasto impresso: mi ha confessato che ogni tanto, quando viene assalito dalla nostalgia per quei giochi meravigliosi che hanno segnato la sua vita, si siede nel suo studio e ascolta su YouTube le colonne sonore dei suoi titoli preferiti. Ogni tanto si commuove.

Si dice molto stupito del fatto che una persona così giovane come me sia così appassionata di videogiochi così vecchi, e decide di vendermi gran parte di quello che gli era rimasto ad un prezzo davvero irrisorio, pur sapendo che con un po’ di pazienza ci avrebbe potuto guadagnare almeno cinque o sei volte tanto.

Io mi sono sentito un mostro, perché di fatto mi stavo impossessando dei ricordi di un uomo che avrebbe voluto non separarsi mai dalle sue memorie di ragazzino spensierato, e gli ho mandato dei soldi in più quasi per scusarmi di ciò che gli stavo facendo. Senza nemmeno pensarci su, Ephraim mi ha rimborsato tutti i soldi in eccesso che gli avevo mandato, e mi ha semplicemente chiesto di prendermi cura di ciò che mi sarebbe arrivato a casa.

Io ed Ephraim non ci sentiamo da un po’, ma ogni volta che guardo i miei scaffali e vedo ciò che mi ha spedito me lo immagino nella sua casa, dall’altra parte del mondo, col figlioletto in braccio mentre gli fa ascoltare Secret of the Forest di Chrono Trigger ripensando a tutto il tempo speso divertendosi davanti allo schermo.

Ogni volta mi viene da sorridere.

Questo articolo è frutto dell'iniziativa Crowdsourcing sovversivo di Gameromancer. Che è 'sta cosa?