Ep. 42: Ma servono tutti 'sti remake?

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Pietro "Phatejoker" Iacullo

SegheMentali Perché Fortnite fa schifo? Chiedetelo alla storia del gaming

Ha rovinato l’industria, ha ucciso Epic, ha costretto Repubblica a scrivere stronzate sul CoronaVirus.
Amiamo odiare Fortnite…

Fortnite fa proprio schifo. Davvero, non lo sopporto. Odio Fortnite, e amo odiarlo. In Epic Games sono un branco di coglioni, se preferiscono sviluppare certa merda invece delle loro serie classiche. Che fine hanno fatto gli Unreal, gli Infinity Blade che dovevano cambiare per sempre il mercato mobile? Che fine ha fatto Gears of War? Ah si, lo hanno venduto a Microsoft. Mercenari.
Ecco, perché Fortnite fa schifo. Perché Epic si è venduta al miglior offerente, come fanno tutte le case che sviluppano videogiochi. Ah, aspetta… Ma allora perché odio solo Fortnite?

Fortnite (ci) fa schifo semplicemente perché non lo capiamo

Siamo diventati vecchi. È un fatto. Abbiamo lavori, mutui, mogli e figli. Responsabilità, smeni, un sacco di cazzi. Abbiamo tutti gli sbattimenti che avevano gli adulti quando eravamo piccoli noi. Abbiamo saltato la barricata solo per scoprire che dall’altra parte fa tutto schifo. E adesso non possiamo manco tornare indietro, intrappolati in un duty cycle di doveri che può finire solo col nostro Game Over. Non abbiamo più il tempo di giocare e quindi, disperatamente, cerchiamo di rimanere attaccati a quel poco che riconosciamo. Che ci fa sentire meglio, ci riporta indietro a quando ancora non avevamo fatto quell’errore che si chiama crescere.

È molto semplice: Fortnite ci sta sul cazzo perché non è roba nostra. Ogni generazione ha una parentesi felice tra l’adolescenza e l’età adulta dove ha sviluppato abbastanza capacità cognitive ma non ha ancora un dipendente a tempo più o meno determinato. Dura giusto tre o quattro anni, non di più. Quelli che qualcuno di noi ha sprecato all’università. Però in quegli Anni d’Oro del Grande Real, se è sufficiente nerd, gioca la qualunque.

Odiamo alla ricerca di qualcosa che poi, cos’è non lo sappiamo nemmeno noi…

Durante i nostri personali Anni d’Oro del Grande Real andava forte Call of Duty. Ma tipo fortissimo, era un fenomeno commerciale anche più di Assassin’s Creed. Perché va bene giocare in single player e tutte quelle menate lì, ma trovarsi su TeamSpeak con la cumpa di amici che era diventata un clan e fare il culo a tutti a colpi di 360 no scope era una ficata pazzesca. Le Zaibatsu l’avevano capito e infatti nella generazione di PS3 e 360 sono usciti un’enormità di spara-spara. Prima persona, terza persona, action ma con i fucili. Perfino due proto-Fortnite, dalle parti di Sony. Perché StarHawk assomigliava un sacco al Fortnite senza la Battle Royale per la parte RTS e MAG metteva uno contro l’altro 256 giocatori contemporaneamente.

Poi oh, entrambi son morti male per motivi diversi (StarHawk fondamentalmente perché siamo degli assassini), ma non è quello il punto: il punto è che sparare era il nuovo sexy. La seconda Età dell’Oro dello sparatutto dopo quella degli esordi, dove lo sparatutto non si chiamava manco così. Si chiamava Doom Clone

E inevitabilmente i boomer cresciuti su Wolf3D e Doom hanno iniziato a schifare Call of Duty

odiamo fortnite per colpa di john romero
John Romero È quel tizio che negli anni ’90 ha pubblicato un sacco di roba bella vera. Poi? Poi hanno ucciso l’Uomo Ragno

Quando ero giovane io, gli sparatutto erano un’altra cosa. Servivano le skill, facevi i rocket jump, portavi il tuo cazzo di PC in giro per tutta la città in spalla per allestire un cazzo di LAN Party. Mica come noi, che ai loro occhi eravamo dei bimbi viziati che giocavano alla versione per ritardati di Quake. Non capivano che quell’epoca era finita. Non capivano nemmeno il perché era dovuta finire. Per loro Half Life era stato l’inizio della fine, non il balzo evolutivo che aveva permesso allo sparatutto di acquistare una dignità narrativa che con John Carmack e John Romero non avrebbe mai avuto. Call of Duty per loro era una merda, senza i jet-pack di Unreal, le armi futuristiche e la complessità e l’adrenalina dietro un Death Match su Quake.

Per noi invece molto banalmente era quello che serviva: qualcosa di abbastanza accessibile da essere condiviso da tutti e abbastanza divertente da farceli pure appassionare, quei tutti. Un momento di aggregazione, con un gameplay dannatamente arcade e quei due o tre personaggi topici che conosciamo come vecchi amici anche oggi, 10 anni dopo. Perché quando arrivi al finale dell’ultimo Modern Warfare e Price tira fuori QUELL’ELENCO, ti emozioni. Ti emozioni con Call of Duty, Gesù.

Ecco, con Fortnite credo che stia succedendo questo. Siamo semplicemente (di nuovo) dall’altro lato della barricata, quello che fa schifo. Fortnite non parla il nostro linguaggio, quindi fa schifo. Fortnite è sovversivo, perché ha portato all’estremo l’essere un momento di aggregazione come lo era Call of Duty per noi al punto che non ha nemmeno più bisogno dei canali di comunicazione tradizionali. Epic Games non manda Comunicati Stampa, quando succede qualcosa in Fortnite. Le cose semplicemente accadono ed è lo stesso pubblico a far partire il passaparola.

Il nettare del Boomer
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Stream su Twitch, storie su Instagram, qualunque stronzata diventi virale su TikTok. Quello che volete. No, quello che i giovani usano. Noi siamo dei dinosauri, usiamo ancora Facebook. Odiamo Fortnite perché è la testimonianza vivente del fatto che siamo vecchi. Che forse i videogiochi non sono più roba nostra, o comunque non solo. E amiamo odiarlo, amiamo dire che fa schifo e che si stava meglio quando si stava peggio e quando c’era LVI perché è un modo per farsi sentire. Di fare rumore, mistificare i numeri di quella che è a tutti gli effetti una minoranza sperando che le grandi Zaibatsu non se ne accorgano, che facciano ancora i giochini come piacciono a noiNon siamo diversi da quelli che schifavano CoD perché DOOM era meglio. Non siamo diversi da qualunque altro vecchio nella Storia, quando berciamo che Fortnite fa schifo ed è la rovina del gaming.

E non c’è niente che possiamo fare…