Ep. 24: indie killed the radio star

SegheMentali Kernel Panic

Un’altra supercazzola cyberpunk…

Kernel Panic.

Si è verificato un errore imprevisto. Non è un’esercitazione, non è una manutenzione programmata: semplicemente ad un certo punto è schermo blu della morte. Tanti saluti, il sistema verrà riavviato in modalità provvisoria ma nel frattempo sei ancora lì, davanti a, beh, qualunque cosa persona o animale abbia causato il malfunzionamento. Kernel Panic, sei bricckato. Speriamo che il firmware regga.

Vorresti dissimulare. The Show Must Go On, diceva una di quelle canzoni che ascoltavi in heavy rotation fino a qualche tempo fa – di chi era? Oddio, Kernel Panic! – e a conti fatti sarebbe anche facile. Solo i programmi possono crashare e se tu sei crashato allora sei un programma, e per definizione sei freddo. Asettico. Tutte quelle c*zzate da babbano 1.0 che non vuole accettare che il mondo è andato avanti.  Eppure non va. Il sistema non risponde, e non basta premere ossessivamente ctrl, alt e canc o soffiare un po’ di vita nella cartuccia.

È il Kernel Panic o solo semplice e stupida debolezza da ammasso di carne?


Qualche reazione sarebbe meglio di nessuna reazione. Cioè, forse. Qualcuno sta usando il software e non mostrare nessun messaggio – o almeno una gif che faccia capire che stai caricando – sarebbe cattiva programmazione. Soprattutto perché sta succedendo sull’ambiente di produzione, la fase di test è – dovrebbe – essere finita da un pezzo.

Se non puoi fingere allora non farlo. Semplice.
Sfogati.

Meglio ancora, dagli l’occasione di capire gli errori, di fare debug. Echo e scrivi a video tutto quello che non è andato, che non funziona. Che va fixato prima di causare altri kernel panic. In un mondo sempre più 2.0 – in un mondo in cui tu credi di essere 2.0, e tutti gli altri sono fermi alle schede perforate – hai l’occasione di dimostrarlo.
Ma forse non sei così 2.0. Forse ti fa ancora male, forse non sei ancora così cresciuto. O forse chi pensa che bisogna per forza crescere non ha capito un c*zzo. In ogni caso non lo saprai mai. Chiaro, a meno che qualcuno non ti prenda a pacche. Il caro vecchio riavvio analogico, peccato che nel mondo lì fuori – quel mondo non riducibile ad una serie di 0 e 1 – non sia socialmente accettabile andare in giro a riavviare analogicamente le persone. Grandissima str*nzata peraltro, visto che nel mondo lì fuori il garbage collector funziona di merda e tantissima gente si meriterebbe un riavvio. O qualcosa di più permanente.

Smettila. Smettila di divagare. Perché ogni volta che sei in tensione devi divagare? Avevi promesso di lavorarci su, propositi per l’anno nuovo in una lista di sviluppi to-do che sembra sempre più lunga ogni volta che provi a lavorare su te stesso, a implementare nuove feature e a debuggare quelle che funzionano male. Vedi? Lo stai facendo ancora. Sei davanti ad un problema concreto e invece preferisci dare la caccia ad altri mille daemon virtuali. Hai poca fantasia, quando i tuoi demoni immaginari non riescono a farti paura quanto quelli reali. O forse la paura è funzione della realtà, e il trucco è proprio quello. Solo quando diventa reale un processo può farti del male – farti del male davvero, portarti al Kernel Panic.

Avanti.

Non ti ha ancora notato, forse non hai mandato tutto a puttane. Ancora. Cioè, di nuovo. No, ancora. Parlando di grandissime str*nzate va aggiunto all’elenco anche il pensiero positivo… La relatività invece sembra che funzioni. Sarà un bug della matrice. Oppure è come con i T-Rex, se non ti muovi non ti percepiscono. Sta arrivando, per una volta smettila di fare il c*zzone.

«Hey cia…»

Ha tirato dritto. Beh, hai vinto tu allora. Sul pianeta delle persone mature salutare in questi casi è educazione, non lo ha fatto e tu si. Quindi i punti sono tuoi. Se escludi il fatto che tenere il punteggio non è un comportamento da abitante del pianeta delle persone mature. Però ripensandoci la corporatura era diversa. I capelli pure. E decisamente non conosci nessuno così alto.

Merda.

Tutto ‘sto trip per niente.

Avevi visto male.