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Rece Impostor Factory – (Se)curity Breach

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La recensione di Impostor Factory mi è entrata nel cervello. Un innesto neurale che ripercorre le sinapsi e che mi spinge a voler ricominciare. A dirvi che vorrei che il mio cervello si resettasse per poter rivivere di nuovo, e di nuovo, e di nuovo quel (Se)curity Breach che sta mettendo in pericolo la mia esistenza. Il videogioco sarebbe lo stesso: poche ore di puro genio e di lacrime. Allo stesso tempo il modo di vedere le cose sarà sempre diverso. Ad ogni iterazione la mia esperienza aggiunge un nuovo livello che apre nuove tangenti di realtà che portano ad un solo e unico punto. Come rette parallele in uno spazio non euclideo, le mie realtà si incontrano in un unico centro gravitazionale.

Lì, sulla luna, ad osservare immobile la mia realtà morire

Everhood
Per approfondire:
Frammenti di realtà

Omicidi come errori di sistema. Memorie morte perché ho superato il limite di avventure videoludiche possibili. Impostor Factory raggiunge l’apice di cosa può fare questo medium come poche righe di codice. Tre ore circa di videogioco dove non devi quasi far altro che camminare e osservare. Ciononostante premere quel pulsante è tutto ciò di cui avevo bisogno. Non ho mai pensato di poter soffrire ripercorrendo la vita di qualcun altro, eppure, anche se dietro uno schermo, sono riuscito a proiettare quell’amore così puro dentro di me.

Io, che dopo ogni passo dentro Impostor Factory mi fermavo per piangere perché era tutto troppo bello. Io, che per tutto il gioco ho cercato di portare lontano da me quella morale così vera, quel dover accettare la vita soprattutto per gli errori di percorso… soprattutto quando non si può scegliere. Io, che chissà se sarei io se entrassi e ripercorressi la vita di qualcun altro.

La memoria è un supporto inaffidabile, a maggior ragione quando si tratta di ricordi. Tutto ci sembra così reale. Non è così. Di ogni ambiente ricordiamo pochi volti, e del nostro passato ricordiamo solo ciò che ha lasciato una traccia. Ed Impostor Factory questo lo sa bene. Lo fa bene. Solo lasciando qualcosa da osservare siamo in grado di capire le azioni compiute da noi, o per noi. Ed è così che in realtà la risposta alla domanda “cos’è Impostor Factory?” è sempre stata sotto i nostri occhi, ben in vista, da osservare ogni volta che si vuole.

Basta prendere la copertina e leggere le uniche due lettere evidenziate nel titolo

Impost Factory è la perfetta chiusura del cerchio. Perché non si può parlare di terzo capitolo, non si può parlare di To The Moon 3: è sempre stato tutto un unico To The Moon. Tutta la saga non è altro che lo stesso gioco diviso in più parti. Non si tratta banalmente di una storia che continua da titolo a titolo: sono la stessa tangente di realtà e l’anello di congiunzione siamo noi.

Noi siamo uno dei SE di To The Moon. Quel SE che è alla base delle innumerevoli realtà possibili e che decide come e quando spegnere il sistema. Quel SE che partendo da innumerevoli storie possibili crea quella perfetta eliminando ogni avversità. Perfetta perché sappiamo che la perfezione non esiste se non in relazione a qualcosa di imperfetto. Non esiste altro modo che giocare la saga tutta di fila, in quest’ordine: To The Moon con i due mini episodi, Finding Paradise, A Bird Story e poi Impostor Factory. E una volta arrivati alla fine chiudere gli occhi e ascoltare quel suono, quel carillon che ci ricorda che siamo stati rapiti da questa realtà sin dal primo momento.

Esistenze violate da un sistema che apre gli occhi solo quando arriva la fine. Un videogioco che diventa il (Se)curity Breach di un intero medium.

quanto spendere
181126220 /8€
bignami per pigri
Per il prezzo consigliato, provate a mettere le coordinate su una ruota dei colori con spazio colore sRGB (ogni coordinata è composta da tre cifre). Oppure cercatela su internet, fate voi.
top&flop
> Impostor Factory

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