Sto invecchiando. Non c’entra un cazzo coi giochi, è semplicemente così. Quando invecchi succedono due cose brutte: ingrassi più in fretta e cominci a glorificare i bei vecchi tempi andati™, quando i treni arrivavano in orario e i videogiochi erano quelli di una volta®, mica quelle frociate di oggi.
È quindi –quasi– scontato dirvi che ho un fetish per tutto ciò che si muove esclusivamente sull’asse x e y, è pixelloso ed emette suoni lo-fi/8 bit. In altre parole, Omori.

Con uno sviluppo iniziato nel 2014 (non è tipo l’anno scorso? ah no?), usando nientepopodimeno che RPG Maker, questo simpatico titolo si presenta come un Horror RPG.

Ma che cazzo voldì?” è stato il mio primo pensiero quando ne ho sentito parlare. Poi ho pensato all’animazione di doppiocalcio di Zacian, e sono arrivato alla conclusione che forse ho sempre giocato agli Horror RPG senza rendermene mai conto.

Non vedevo qualcuno giocare così bene con le mie emozioni dall'ultima volta che ho visto la mia ex

Durante la prima mezz’ora di gioco, ero prima confuso, poi quasi annoiato, e alla fine terrorizzato. Voglio dire, nessuno di noi ha paura di camminare per i corridoi di casa propria al buio, vero? Dopotutto, non abbiamo più dieci anni. Eppure, Omori riesce a tirare fuori quella parte di te che ancora accelera il passo per arrivare prima possibile in camera e chiudere la porta. E il modo in cui lo fa è geniale.

Horror? Ma è rosa e azzurro!
– Alpha Gamer generico

Immaginatevi di trovarvi in un negozio di caramelle. Tutto è coloratissimo, simpatico, amichevole. Circondati da questa atmosfera particolare, automaticamente la vostra testa vi fa tornare bambini, quando tutto era più semplice, e bastava semplicemente un sacchetto di dolciumi zuccherosi per essere felici. Mentre state osservando i bruchi zuccherati, all’improvviso arriva un tizio da dietro e vi pianta una pedata nei coglioni: ecco cosa fa Omori, si insinua fra le maglie della vostra nostalgia, intenerendovi con un mondo tutto colorato a pastelli, per poi tirare fuori la faccia di Bilbo Baggins che vuole l’anello.

E la cosa pazzesca è che il tuo cervello non può smettere di volerne ancora.

Mi sono ritrovato ad aver paura ogni qualvolta che i pg si presentavano di spalle, ogni volta che la musica iniziava a distorcersi, ogni volta che il fottuto gioco mi proponeva uno specchio con cui interagire; ed imperterrito ho continuato a chiederne ancora, e ancora, e ancora: il brivido di stupore e la genialità di certe transizioni hanno sempre vinto il terrore psicologico instillato precedentemente.

Il fulcro di tutta questa esperienza videoludica è la cura che è stata messa nella realizzazione della storia.
La storia ci parla attraverso il gioco. Tutto è curato, contato, millesimato: i dialoghi e le dinamiche di collaborazione del team durante le battaglie, la velocità alla quale un npc si gira verso di te quando ci interagisci, sprite mostruosi che noti solo se sei abbastanza attento a quello che veramente succede in quel mondo colorato, linee di dialogo inquietanti disposte a saltar fuori solo se interagisci con tutto l’ambiente circostante. Omori è un premio verso chi i giochi li vive come un mondo vero e proprio, pieno di vita, perchè effettivamente lo è. Non c’è nulla lasciato al caso, tutto è fatto per portarti su una montagna russa di emozioni che cerchi in modo inspiegabile.

La musica. Cristoiddio, è perfetta


La musica, cristoiddio, è perfetta. Accompagna il nostro viaggio, e non è mai fuori luogo. Distribuisce le sensazioni in modo perfetto, gestendo il pathos in modo ineccepibile.

Ma alla fine, cosa è Omori?
Omori è un gioco che parla di paure, di insicurezze, di malattie della psiche. Racconta una storia inverosimile, alla quale tuttavia il vostro cervello vorrà credere, tanto che davanti ai plot twist finali ci rimarrete quasi male che il gioco non parli di voi, tale è l’immedesimazione. Eh sì, il gioco parla di cose brutte, cose molto brutte. Sicuramente non ve le spoilero qui, perchè cazzo dovete andare a comprarlo, e poi aspetto i vostri ringraziamenti.

Omori è un tuffo di nostalgia, con i suoi pixel evidenti, le immagini sgranate, la telecamera che guarda i nostri personaggi dall’alto. Mi ha fatto capire perchè quando ero un ragazzino non mi lamentavo di queste cose: era il gioco stesso la calamita che ci rendeva impossibile staccarci dallo schermo, e quando gli autori riescono a regalarci delle storie così non c’è grafica HD o framerate che tenga.

quanto spendere
20 /20€
bignami per pigri
Omori è la creatura quasi perfetta di OMOCAT, la quale riesce pienamente nel suo intento: farci cagare addosso.
top&flop
> Spoopy
> Slime Girls
> Ghosts

> Un po' troppo diluito in alcuni punti
> Dormo sempre con la luce accesa

Questo articolo è frutto dell'iniziativa Crowdsourcing sovversivo di Gameromancer. Che è 'sta cosa?