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Ep. 65: Viscerale tua madre
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Che cazzo mi rappresenta”cinematografico” nella colonna dei pro di una recensione?

È un cazzo di aggettivo. È come se lì ci fosse scritto “blu” o qualunque altra cosa. Non ha nessun tipo di senso, non è altro che un retaggio della solita invidia del pene che i giochini hanno (avevano) per il cinema. Solo che i giochini nella passata generazione il complesso l’hanno superato, la critica no, guarda ancora alla Settima Arte come un modello. Sarà che Cannes è più status symbol dell’E3 a Los Angeles, sarà che il Cinema è preso sul serio e i videogiochi no.

Sarà un po' il cazzo che vuoi, ma non c'è nessun motivo di scrivere 'gioco non per tutti' in quel cazzo di box dei contro

È così che la scrittura muore e alla gente passa la voglia di leggere quando esiste YouTube. Standardizzare qualcosa, cristallizzarlo, è il modo più sicuro per ucciderne il bello. E quindi ci siamo inventati un cerimoniale e ci siamo improvvisati Maestri, quando il punto della faccenda è che l’idea di consacrare i videogiochi ci fa una paura fottuta. Perché per farlo dovresti parlare di esperienza, dovresti parlare di te stesso. Ed è fuori dalla tua zona di comfort fatta di paroloni alla “viscerale” e canovacci trama-gameplay-grafica che a me sembrano più che altro dei tavoli operatori dove fare l’autopsia del giochino di turno.

I luoghi comuni nelle recensioni hanno sfasciato il cazzo. Parole vuote perché svuotate del loro significato, esoscheletri di sillabe che messe una in fila all’altra suonano fighe e niente più.

Questo non è scrivere. Questo al massimo è descrivere. E a noi dei comunicati stampa col votino in fondo non frega un cazzo.

Ne vuoi ancora? Nessun problema...