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DLC #53: IBAN il Terribile, spauracchio dei giornalisty
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20 euro per scrivere un articolo di giornale.

E non parlo del Papersera o La Gazzetta del Profeta, ma le testate più importanti del Bel Paese. Tra l’altro, sono gli stessi 20 euro che separano me dall’essere auterevole quando parlo di giochini. E occhio che non vuole essere una stoccata ai big della critica videoludica italiana.
Un po’ perché tanto avete da ridire a prescindere e un po’ perché alla fine ci voglio credere che siamo tutti sulla stessa barca.

Eppure agli occhi di chi legge, ricevere il gioco una decina di giorni prima e intascarsi l'equivalente del 'vatti a prendere un gelato' è il coronamento di un sogno

Vuol dire essere professionali, vuol dire raggiungere lo status symbol. E certo che 20 euro sono meglio di niente, ma pure la Simmenthal è meglio del digiuno (forse). Ma se anziché indignarci dei voti troppo alti o troppo bassi si iniziasse a farlo per le paghe semi-inesistenti, non dico che la musica cambierebbe ma si potrebbe almeno iniziare a cambiare il dj che la mette.

E so pure che fare questo tipo di discorsi mi bolla come quello che rosika, ma se davvero pensate che 20 euro e un gioco gratis siano dignitosi come compenso, perché solo il gioco gratis non è abbastanza? Perché anzi, non è quello che scrivo a stabilire il mio grado di competenza e professionalità?

Ma soprattutto, se pensate che 20 euro siano pochi per scrivere su La Stampa ma congrui per parlare di videogiochi, allora siete voi il cazzo di problema.

Smettetela di chiedere che il gioco venga riconosciuto ufficialmente come Arte, smettetela di fingere che ve ne freghi qualcosa.

Il problema è aver deciso a propri che la presenza o meno di un logo sopra a un articolo sancisca la qualità dello stesso. Che se non si sta sotto quel vessillo blasonato, non valga nemmeno la pena leggere. E non sto nemmeno a farne un discorso di indipendenza, perché indipendenti non lo si è mai e perché da questo lato della barricata c’è tanta immondizia quanto nel dorato mondo dei 20 euro a pezzo.

E in tutto questo, voglio cambiare il mio trend personale e provare a essere ottimista. Pensare che il giornalismo – quello vero e quello dei giochini – possa riprendersi, in qualche modo. Grazie alle nuove realtà che affiorano, grazie ai buoni esempi, sebbene rari, presenti nelle realtà dalle spalle larghe.

È facile credere in tutto questo, quando hai solo 20 euro da perdere.

Ne vuoi ancora? Nessun problema...