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Antonino "Mr. Wolf" Lupo

SegheMentali Death Stranding mi fa sentire in colpa

Sto passando troppe ore a cazzeggiare su Death Stranding

L’altro giorno qualcuno in Gameromancer mi ha detto di aver cannato l’università per giocare a Death Stranding per sei ore di fila, senza sentirsi in colpa. Il nostro Boss Finale phatejoker non riesce a passare una giornata senza toccarlo, e alcuni lo hanno già persino finito. C’è anche chi non riesce addirittura a pensare ad altro.

Death Stranding è l’ossessione del momento, e a me va bene così. Perché sono parte di quella cricca anche io, e ogni volta che esco di casa sto lì a pensare alla prossima consegna, alla prossima evoluzione della trama, al prossimo colpo di scena o a quanto cazzo sia figo anche solo scalare una collina sentendo il peso sulle spalle di Sam.

Solo che molti sono andati avanti, in quelle ore di gioco. E poi ci sono io che mi sono perso a fare il corriere Amazon nella prima zona, a prendere pacchi di altri giocatori e restituirli al proprietario per 11 ore. Perché ogni viaggio è un’avventura, una sfida, un salto nel vuoto. E ‘sto gioco mi dà dipendenza, santoddio, non riesco a smettere, non riesco a non andare nell’armadietto pubblico a vedere quale carico qualche povero stronzo si sia lasciato indietro. E quindi mi metto lì, salto sulla moto di Sam, piazzo generatori in giro per la pianura e mi butto in un’altra consegna.

Ma c’è una parte di me che ha fretta.

C’è una parte di me che ogni volta che prende un pacco guarda l’orologio nella vita reale, e sta lì a pensare che non ha molto tempo e dovrebbe andare avanti nella storia. Che potrebbe semplicemente avanzare nel gioco e finirlo.

Forse è perché vedo gli altri andare avanti, e ho paura di restare indietro, e voglio raggiungerli per poter parlare del gioco con loro. Forse è perché sono curioso di scoprire cosa mi aspetta dopo. Ma no, sono tutte puttanate. La realtà è che Death Stranding è solo un’altra casella da spuntare, come lo era Devil May Cry 5, come lo era il remake del primo Resident Evil. E quasi quasi non vedo l’ora di finirlo per avere quel senso di completezza, per poter dire di aver tolto un altro gioco dalla mia lista e passare al prossimo. È diventata un’abitudine con ogni nuova uscita.

Ma perché cazzo dobbiamo avere fretta?

Perché ho troppi giochi. E lì sono stato stronzo io, ne sono cosciente. Ne ho comprati troppi, il tempo libero si è ridotto sempre di più, e intanto i giochi continuavano a uscire e io continuavo a comprare. Come se dovessi soddisfare un qualche istinto represso, una vocina interna che mi diceva che dovevo comprare tutti i giochi che volevo, anche se non avevo neanche il tempo di iniziarli. Ma quanto cazzo è malata una cosa del genere?

Il punto è che so di non essere il solo. So che c’è gente lì fuori che ha 1000 o più giochi su Steam, e probabilmente non avrà iniziato neanche un terzo di quelli. Così come so che altri in Gameromancer sentono il mio stesso senso di fretta quando giocano. Ma non ci rincorre nessuno, cazzo. Nessuno ci dice che dobbiamo completare Death Stranding in meno di una settimana – perché poi, se lo facciamo, ne vogliamo ancora. Ne sono sicuro. Mi è successo con Red Dead Redemption 2, mi è successo con NieR: Automata, mi è successo con The Witcher 3 e con ogni cristo di gioco io abbia amato. Lo finisco in quella via di mezzo tra rushare e godersi effettivamente il gioco, e poi ne voglio ancora.

Ormai compriamo troppi cazzo di giochi.

E poi ho un’epifania. Mi ricordo quando ho fatto tre, quattro run su Prince Of Persia 3 perché non avevo altro da giocare, e non sapevo ancora che mi andava bene così. Non sapevo ancora che un giorno avrei avuto uno sputo di tempo libero da investire, né che i giochi si sarebbero accumulati a cazzo di cane come i propositi per l’anno nuovo al 31 dicembre.

E allora, per questa volta, io mando a fanculo me stesso. Voglio godermi Death Stranding, senza sensi di colpa. Come facevo prima di sapere cosa fosse uno stipendio, ma dopo aver scoperto che c’erano un sacco di giochi sul mercato già allora. Solo che darei oro per poter tornare a quei pomeriggi invernali di fronte alla mia PS2, quando i giochi arrivavano una volta ogni due o tre mesi al massimo. E la mia massima espressione di divertimento era la quinta run a Kingdom Hearts o San Andreas.

Quindi voglio spenderci il tempo che serve, in Death Standing. Perché è un gioco della madonna, e merita che io ci stia un po’ di più.

Anche se una parte di me guarda l’orologio ogni ora. Sensi di colpa, anche in Death Stranding.