fb

ig

Animal Crossing incontra Isaac stocazzo.

Tipo qualunque recensione di Cult of the Lamb che abbiate letto ha fatto questo parallelismo. È facile e comodo e braindead metterci il paragone a generazione procedurale. In due parole hai spiegato cos’è Cult of the Lamb e tanti saluti al cazzo. Solo che se continuiamo a raccontarci i videogiochi attraverso i videogiochi poi non è che siamo nella posizione di rompere i coglioni a quelli che Cuphead è il Dark Souls dei platform. E soprattutto ci perdiamo quello che Cult of the Lamb è davvero. Perché è solo andando oltre il concetto di videogioco che i videogiochi smettono di essere giochini.

Cult of the Lamb racconta la vita di Chiara Ferragni

Ok, Chiara Ferragni è lì come sineddoche, per indicare simbolicamente tutto l’insieme di influencer e personalità varie che provano a vivere non facendo un cazzo su Internet. Solo che “non facendo un cazzo su Internet” è quello che pensiamo noi stronzi da fuori. In realtà la vita è abbastanza una merda dall’altro lato delle storielle di Instagram. Devi fare i conti con la FOMO, la paura di essere tagliato fuori, di non cogliere l’attimo, di essere dimenticato. Cult of the Lamb ti minaccia subito con la FOMO. Va che se non fai abbastanza bene il profeta te ne vai a fare in culto. I tuoi seguaci si danno, non hai più nessuno stronzo da cui attingere le preghiere/le attenzioni/le palline che riempiono la barra per il level up e inevitabilmente hai fottuto la tua partita a Cult of the Lamb.

È quello che succede quando non nutri abbastanza il tuo pubblico. Gli devi dare il content, nonostante tutti i cazzi che puoi avere IRL. Sennò si fa presto a rimpiazzarti, o almeno così dice l’Algoritmo Dio Tuo. E allora ti metti li a migliorare un po’ la qualità della vita dei tuoi follower. Costruisci dei letti dove possono riposare se si ammalano. Cucini in modo che abbiano di che sostentarsi mentre sei in giro per crociate – che poi è la famosa metà TBOI di Cult of the Lamb. Ti metti addirittura a raccogliere la loro merda,tu che fuori dal gioco c’hai ancora da buttare via il cartone di Deliveroo dell’altra sera.

Così come l'agnello di Cult of the Lamb deve rendere ogni cerimonia un evento pure te ogni volta che posti qualcosa su qualche social devi farla brillare

cult of the lamb, l'altare della recensione
Ma il gioco? È previsto che si parli di Cult of the Lamb, nella sua recensione di Cult of the Lamb? No. Ma tanto c’ha pensato Fra su PoteriArcani La Rivista Ufficiale.

Quel rito che hai sbloccato impedisce alla fede di calare a costo della vita di un tuo follower. È a tutti gli effetti omicidio, ma quanto daresti fuori dallo schermo della tua PS5 comprata a rate per bloccare il contatore dei like per almeno mezza giornata? Mezza giornata di libertà, senza pensare che se molli un attimo il compo domani per campare devi andare in fabbrica. Senza dover misurare tutto quello che dici perchè se suoni troppo edy/stronzo/antipatico qualcuno fa un commento acido su quanto sei diventato una macchietta e ti unfollowa. Rispondi taggando quella pagina che dice che non siamo in aeroporto e non serve annunciare la tua partenza, ma cazzo se ti rode il culto. Fino al buco, ovviamente quello dove seppellisci i follower che intanto son morti.

E attraversi letteralmente l’inferno generato in modo procedurale. Devi farlo perché i tuoi follower ne hanno bisogno e tu ormai hai bisogno di follower. E allora sei incastrato in questo loop di gameplay che è la perfetta allegoria del loop che vivi fuori dal gioco, delle azioni ripetitive e scadenzate che devi fare per quei quattro che ti seguono ancora. La storia alle 11, il post alle 12:30. La sera ci vediamo su Twitch alle 21:30 perché lo volete voi, ma sotto-sotto anche a me vedere il numero degli spettatori che si alza me lo fa alzare. Il problema è quanto di merda di senti quando s’abbassa. Quanto inizi a mettere in dubbio aspetti di te che fino ad oggi sono stato una costante del tuo carattere, della persona che sei.

Quanto sei disposto a cambiare di te pur di piacere agli altri?

Fidati di uno stronzo che questa domanda se la fa spesso. Davanti al quesito ogni volta ti senti tirato per la giacchetta. Troppo deciso a rimanere fedele a té stesso? E allora si palesa il dubbio che tu non stia crescendo. Che tu non voglia crescere non numericamente, ma come essere umano. Cambi troppo e poi non ti riconosci più allo specchio. Le vie di mezzo hanno il retrogusto amaro del compromesso, lo stesso odore che ti sembra di sentire quando pensi alle parole “Democrazia” e “Cristiana”.

Cult of the Lamb è un po’ tutto questo. Schiacciato in una decina di ore, quindi per qualcuno potrebbe essere un po’ troppo Curt of the Lamb. Chiaro, poi il gioco in realtà alla fine ti vuol far sfruttare la parte gestionale per andare a piallare più sciallo i vari boss, tutto il resto sono seghe mentali. Però è proprio quando iniziamo a masturbarci che i videogiochi smettono di essere giochini. E allora per me Cult of the Lamb è quel videogioco che mi ha fatto pensare quanto sia artificiosa la vita del content creator alle volte.

Perché tutti i content creator alla fine un po’ ad influencer
ci si devono atteggiare, e non è esattamente una festa.

quanto spendere
20 /23€
bignami per pigri
Ah si, su Switch pare giri una merda. Pigliatelo sulle altre console e su PC, gira addirittura su MacOS.
top&flop
> Gameplay loop fico
> Mi ha fatto pensare a cose

> Arrivato alla fine muore lì