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Ep. 89: Meglio cocainomani che videogiocatori
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I videogiochi non saranno come la cocaina, ma i videogiocatori sono come i cocainomani.

Andrea Cangini c’ha preso per puro culo, perché doveva vendere il suo libro del cazzo ad un consesso di boomer del cazzo e in RAI chiaramente si sono sputati sul cazzo intravista la possibilità di fare un pompino con ingoio alla loro audience ottuagenaria. Che curiosamente è più o meno lo stesso rapporto che noi nei giochini abbiamo con le recensioni, cioè cercare quella rassicurante pacca sulla spalla che ti fa andare da GameStop contento a ritirare la tua Collector’s Edition fiammante.

Il punto è questo: spesso abbiamo un rapporto abusivo coi giochini. Il fatto che Cangini l'abbia sparata grossa non deve essere una scusa per auto-assolverci da questi atteggiamenti

La cultura dell’hype, i videogiochi in uscita che hanno un life span di qualche giorno, l’attualità che quando cola all’interno del medium è sempre per il marketing, per il politicamente corretto e stocazzo che una multinazionale mi impone una linea di pensiero in modo propagandistico. Tranne quando devo difendere la mia aziendina del cuore da bravo soldatino dell’esercito dei fanboy.

Sniffiamo ogni dose mentre pensiamo già alla successiva, al prossimo step per sfogare un po’ di quella tossicità che coviamo dentro. I videogiochi in questo non sono altro che vittime.

Dovremmo invece prendere la palla al balzo per invitare a casa nostra qualche giornalista di quelli dall’altra parte. Uno di quegli Enrico Mentana che spacciano gameplay trailer per live footage direttamente dallo scenario di guerra trend del momento. Perché portare i videogiochi in televisione è uno step fondamentale per raggiungere quel riconoscimento culturale fondamentale per fare Game Culture anche a queste latitudini dove al massimo la preoccupazione è fare Game Industry.

Uno dei problemi è questo, al momento in Italia di videogioco con le istituzioni parla chi lo vede e lo vive come industria, non come cultura

Stiamo inseguendo la Polonia di CD Projekt Red con un gap di 20 anni invece di mettersi nella scia di quella dove This War of Mine è diventato un libro di testo consigliato nelle scuole. Stiamo soprattutto usando gli attacchi che arrivano dai media generalisti per scrivere i soliti editorialini piccati e le news al vetriolo che strappano un sacco di like e qualche commento sul sito, ripetendo in loop questo atteggiamento dai tempi di Carmageddon su PS1 senza riuscire a far spostare il discorso da lì.

Se per una volta non ci comportassimo da cocainomani, dimostrando alla RAI che siamo esattamente come ci dipingono, forse la storia sarebbe diversa. Forse fuori non cambierebbe un cazzo, ma inizieremmo quantomeno a riflettere sui nostri problemi e a provare a far andare la cultura di pari passo alla pseudo-industria locale.

Forse quantomeno tratteremmo i videogiochi come arte, invece che sostenere che lo siano solo a parole.

Ne vuoi ancora? Nessun problema...