Ep. 259: Wolowoke — il woke nei videogiochi è stato folle?
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Il woke è stata una follia?

Qualche giorno fa è stata attribuita ad Alexandria Ocasio-Cortez la frase “Woke 1.0 was crazy”. Come sempre la cosa è stata riportata a cazzo di cane, deformandola per poter dire che anche i comunisti si sono pentiti del woke.  Ma AOC quella frase l’ha attribuita a un consigliere comunale di New York. E ha aggiunto che quelle discussioni sono state “molto produttive”. 

E ha fottutamente ragione

Alcune battaglie e alcuni slogan ci sono tornati in culo. Qualcuno avrà anche votato Trump o Meloni per questo, deluso dalla “sinistra” (implicando i due Partiti Democratici siano sinistra).

Ma era un passaggio necessario per mettere sul tavolo certi temi.

Senza Ultima Generazione a bloccare le autostrade oggi non parleremo così di crisi crimatica. E forse Pokémon Pokopia non avrebbe venduto 5 milioni di copie. 

Senza i “token” di Netflix, oggi sarebbe più difficile avere protagoniste donne, personaggi queer, diversità reale nell’intrattenimento. 

E i videogiochi?  Il woke lo abbiamo inventato noi a dirla tutta. 

Era già woke Final Fantasy 7 nel mostrarti una famiglia interraziale con un solo genitore, o facendo travestire il protagonista da donna. 

Era woke Yoko Taro che raccontava le prostitute in Drakengard, era Woke Toby Gard che pur di opporsi alla sessualizzazione a favore di marketing della sua Lara Croft s’è dato da Core Design.

I giochi che hai sempre amato sono sempre stati woke.

La vera follia sarebbe negarlo. 

Soprattutto dopo 5 anni di governi no-woke ch
e ci hanno fatto passare dalle schwa alle svastiche.

Ne vuoi ancora? Nessun problema...