Ep. 145: Piero Angela non aveva i Game Studies
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Piero Angela non aveva i Game Studies. Eppure nessuno gli ha mai rotto i coglioni.

Il problema principe della Game Culture a queste latitudini è questo: abbiamo un sacco di intrattenitorə e pure qualche pisquanə che scrive libri e saggi sulla Game Culture, ma manca quasi completamente la fascia di mezzo. Quella figura di raccordo che non parla come un Bittanti ma prova a portare allə stronzə che lo seguono un po’ più di valore rispetto al bestemmiare giocando a FIFA — che va benissimo, eh, il content™ deve essere soprattutto spettacolo. E questo succede perché da qualche parte ad una certa abbiamo deciso che nei videogiochi ci dobbiamo prendere così maledettamente sul serio e fare ‘sti discorsoni da vernissage col mignolino alzato che se il pubblico decide di non seguirlo i cani sono loro, mica noialtri a cui interessa solo parlarci addosso tanto siamo innamoratə del suono della nostra voce.

È per questo che Gameromancer è da sempre e per sempre per la bestemmia libera. Non è cultura solo ciò che è alto, altrimenti si chiamerebbe pallacanestro

A Piero Angela i Games Studies non sarebbero serviti a un cazzo. La sua più grande qualità era saper parlare al grande pubblico anche portando tematiche culturali, e infatti Superquark faceva gli stessi numeri del Grande Fratello nonostante c’avesse solo lauree ad honorem. A fare la differenza non è quello che hai studiato, ma quello che riesci a trasmettere.

E in Italia abbiamo un enorme problema con la Game Culture proprio perché a noi di trasmettere non interessa, a meno che non possiamo sfruttare la cosa per scrivere qualche libro che se vende 50 copie poi è grasso che cola (e colpa del pubblico, ça va sans dire).

Ne vuoi ancora? Nessun problema...