Che “una volta era meglio” e “adesso è tutta industria e si fanno le cose solo per i soldi” sono cose che ci raccontiamo da anni. Poi ok, nell’ultimo biennio forse lo abbiam fatto un po’ di più perché dovevamo nobilitare i successi di critica e di pubblico di Baldur’s Gate 3 e Chiaroscuro Spedizione Trentatreesima, ma non è un discorso nuovo quello dell’avida zaibatsu che fa i giochini per lucro. Lo si diceva ogni 3×2 ad Ubisoft pure prima che vendesse l’anima al diavolo, per dire.
Abbiamo mercificato pure il discorso critico attorno ai videogiochi. Si seguono i trend a tutti i costi anche quando esce quel giochino su cui non hai da dire un cazzo, giustifichi il tuo modo di fare rispetto alla new wave dell’indipendenza critica (che anche qui, di nuovo c’è giusto ‘sto cazzo, ma ok) perché diventa trend pure quello e se ci fai il video o la live o il podcastino sono ascolti sicuri senza manco sbattersi più di tanto.
Io non sono la persona migliore per parlare di sta roba perché sono un ignorante, ma per fortuna ci sta Luigi Marrone che ne sa e mi apre il cervello. E devo dire che ha ragione: l’appiattimento, La ripetitività dei contenuti online è evidente. Il che è un paradosso visto che Internet dovrebbe essere per tutti e ognuno è per definizione diverso. Ma ci siamo piegati al capitalismo che ci mette di forza dentro dei cassetti, dei caratteri preimpostati. Qualcosa che possono controllare e commercializzare.
Un po’ come fa Israele in Palestina…